Verresti?

[…] Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto.

La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso.

Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa.

Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio.

Ma potrei imparare.

Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E’ per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così.

Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine.

Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E’ l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.

Come un sibilo fluttuante e sinuoso.

A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.

Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.

E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.

Verresti?

(Gli Amori Difficili – Italo Calvino)

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La poesia ti salva, sempre. 

In questi giorni ho amato questa. 

Credo che la rileggerò spesso.

Mi affeziono alle ‘cose’ che mi si presentano dinanzi quando più ne ho bisogno. Credo ci sia qualcuno dietro alle coincidenze. O almeno mi piace pensarlo.  

 ‘Itaca’ di Constantino Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 

devi augurarti che la strada sia lunga, 

fertile in avventure e in esperienze. 

I Lestrigoni e i Ciclopi 

o la furia di Nettuno non temere, 

non sarà questo il genere di incontri 

se il pensiero resta alto e un sentimento 

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 

né nell’irato Nettuno incapperai 

se non li porti dentro 

se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga. 

Che i mattini d’estate siano tanti 

quando nei porti, finalmente e con che gioia, 

toccherai terra tu per la prima volta: 

negli empori fenici indugia e acquista 

madreperle coralli ebano e ambre 

tutta merce fina, anche profumi 

penetranti d’ogni sorta;

più profumi inebrianti che puoi, 

va in molte città egizie 

impara una quantità di cose dai dotti


Sempre devi avere in mente Itaca – 

raggiungerla sia il pensiero costante. 

Soprattutto, non affrettare il viaggio; 

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 

metta piede sull’isola, tu, ricco 

dei tesori accumulati per strada 

senza aspettarti ricchezze da Itaca. 

Itaca ti ha dato il bel viaggio, 

senza di lei mai ti saresti messo 

in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.



Niente da aggiungere. 

Ah, forse sì! 

Che la amo l’ho già detto?! 

La meccanica del cuore.

Ho letto un libro. 

Ma più che leggerlo io, credo sia stato lui a leggere me. 

La Meccanica del Cuore di Mathias Malzieu.

È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori dagli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. 

Ad un certo punto Jack dice: 

Non posso più fare a meno di lei: l’odore della sua pelle, il suono della sua voce, quei piccoli vezzi che la rendono la ragazza più forte e più fragile del mondo. La mania di non mettersi gli occhiali per vedere il mondo attraverso lo schermo fumoso della vista annebbiata; il modo tutto suo di proteggersi. Vedere senza vedere davvero e, soprattutto, senza farsi notare. Scopro la strana meccanica del suo cuore. È un sistema che funziona con un guscio autoprotettivo dovuto alla sua profonda mancanza di fiducia. Un’assenza di stima in lotta con una determinazione fuori dal comune. Le scintille che Miss Acacia produce cantando sono le schegge delle sue incrinature, che lei è capace di proiettare sulla scena, ma non appena la musica cessa, perde l’equilibrio. Non ho ancora trovato l’ingranaggio rotto. Il codice di accesso al suo cuore cambia ogni notte. A volte il guscio è duro come una roccia. Nonostante provi mille combinazioni sotto forma di carezze, parole consolatorie, resto sulla porta. Eppure mi piace tanto far schiudere questo guscio! Sentire quel rumoretto quando apre, vedere la fossetta che si scava all’angolo delle labbra e sembra dire: “Soffia!”. Il sistema di protezione che si frantuma in dolci schegge. 

Ma fino a quanto può essere fragile la Meccanica di un Cuore? Quanto bisogna stare attenti a ché tutti gli ingranaggi funzionino e bene? 

Tanto. Troppo. 

Affinché non pesi nulla ðŸŽˆ

È passato troppo dall’ultima volta ma, come ogni volta, torno sempre a scrivere. Non mi piace lasciare nulla di non fatto o di non risolto (quando ne vale la pena). E a scrivere ne vale sempre. Sono successe tante cose in questo arco di tempo, alcune belle, altre meno. Nessuna brutta: mi piace pensare che delle cose che ci capitano tutte abbiano un fine e accadano per un perché. Quindi nessuna brutta.

Tante idee, cose da fare, persone da vivere: sono piena di tutto questo fino alla punta ultima dei miei capelli ribelli.

Faccio una promessa: non lascerò che i giorni mi tengano lontano dalla mia  stanza. E inoltre prometto di rimanere così come sono e come sento di voler essere. Fedele a me stessa.

Cammino.

Respiro e sorrido, al nuovo, al futuro.

E se è il caso in questo cammino che io perda parti di me, affinché non pesi nulla

🎈

La mia Donna ðŸŒ¸

Ho le lacrime agli occhi e non riesco a mettere insieme le parole. Affiorano. Quando guardo mia nonna mi succede sempre. Quando la ascolto: mi parla di strade anziane, di camini appena accennati nel muro, di volti che saprei riconoscere se li vedessi. Mi parla di lei, di vita. La ammiro e piango dentro. Sono un lago quando sono di fronte a lei: ad ogni ricordo che mi tesse con le sue mani rigate, sprofondo sempre più. E non bastano le frasi buttate a caso, credo non esista una parola che possa descrivere cos’è che mi succede: mi sale negli occhi la ricchezza di possederla, di poterla respirare, di poterla guardare. È bella e io la amo, non potrei fare altrimenti. Forse è questo quello che mi succede: é amore, quella gioia e commozione insieme, quella tensione che sento e che arriva fino alle mani, credo sia amore. Mi dice che una volta, in una delle sue tante giornate piene, troppo presa dal pianto di suo figlio dalla culla, si rovescia dell’acqua appena tolta dal fuoco per prepararsi il bagno. Sono sprofondata di due metri nel mio lago interiore, mi sa. Lei racconta, continua. E intanto sono le mie gambe che fanno male e bruciano per quell’acqua troppo cattiva. Gambe che “bruciano”. Quelle stesse gambe che il giorno dopo si facevano spazio tra le piante dei campi “perché c’era il raccolto da fare”. Nonna, la mia donna. Prego di poter essere forte anche solo un po’ di quanto è forte lei. Prego di avere la saggezza e i suoi occhi vissuti un giorno. Prego perché vorrei che non mi lasciasse mai. Sento che è troppo poco il tempo che abbiamo passato insieme e non mi basterebbe un’altra vita forse. Se per ogni petalo di fiore o per ogni rametto di mimosa che si regala, amassimo di più le donne a cui questi sono destinati, non ci sarebbe bisogno di una festa per ricordarle, le Donne. Donne da ascoltare, da abbracciare, da vivere, da amare. Da emulare. Da rispettare e da baciare. Ad ogni respiro, ad ogni battito di ciglia o alito di vento. Ogni giorno, tutti i giorni.

Sono un lago, mi succede ogni volta che guardo mia Nonna.

La mia Donna.

 …e nulla più.

Oggi sabato. C’è un gran sole fuori. In questi giorni sembra che l’inverno mi stia dando una tregua. Si respira calore di nuovo. Sarà che non vedo l’ora di vedere colorate di fiori di pesco i finestrini della mia auto in corsa, ma la primavera sta arrivando. È sempre più vicina. Lo sento. C’è qualcosa che si muove, che sta crescendo da qualche parte, nascosta, pronta per rompere la scorza del guscio che la protegge e mostrarsi. La primavera tanto attesa. La sto aspettando. Curiosa di vederla, viverla, respirarla: sarà una primavera insolita e viva, la mia primavera! Deve esserlo per forza. Saranno giorni pieni, colmi, traboccanti di luce. Voglio che siano cosí e che sia ogni giorno una vita nuova, diversa dal giorno prima, ogni giorno una primavera rinata. E intanto sono qui a prendermi questo sole che non riesco neanche a guardare negli occhi. Questo sole timido mi ha appena confidato sottovoce “Io ci saró sempre e molto presto riuscirai anche a guardarmi”. Sento il rumore sulle rotaie di un treno che va: ecco! Voglio che sia ogni giorno un viaggio, un’avventura, una scoperta!! In queste strade della vita che risuonano di sogni, voglio perdermi e vivere tutta d’un fiato la mia primavera: arrivare alla sera e addormentarmi senza accorgermene, addormentarmi solo per rivivere nei miei occhi chiusi i momenti andati, ancora una volta. E farli miei. Guardare il sole. Riuscire a farlo sempre. Questo voglio e nulla più. 

Memo 📌

“Corre veloce e le vite si scontrano,

dalle luci dell’alba al tramonto

ritrovarsi abbracciati per anni

e odiarsi all’improvviso.

Ed io ti amavo poco fa

pochi minuti fa ti avevo qui vicino a me

poi siamo stati incrocio di due sguardi

perfetti sconosciuti

l’amore ci ha cambiati

l’amore ci ha lasciati.”